VENTUNO GIORNI VERSO LA SOGLIA
Un rituale per l’equinozio d’autunno
Settembre è legato al numero sette. Nel calendario romano era il settimo mese. Sette, il numero della creazione. Ed è proprio quello che vi offriamo: la creazione di un rituale, un varco, una soglia.
Per molti di noi settembre è come l’inizio dell’anno, scandito da un’agenda sociale. Dopo agosto, che è un mese “sospeso”, tutto ricomincia freneticamente. Ma la natura ci offre qualcosa di differente.
Un percorso per lasciare andare, come fanno gli alberi, per prepararsi all’inverno e per esplorare il nostro interno.
Questo altro inizio lo decide la terra, indipendentemente da noi: l’equinozio d’autunno, quest’anno nella notte tra il 22 e il 23 settembre. Tra questi due inizi ci sono esattamente ventuno giorni.
Questi giorni sono un cammino tra il momento in cui sentiamo di dover ripartire e quello in cui la natura ci offre davvero una soglia da attraversare.
Ventuno giorni di consapevolezza. Ed è proprio questo il punto: arrivare alla notte dell’equinozio sapendo cosa lasciare andare e cosa proteggere, arrivarci già alleggerite, perché il lavoro vero, quello lento, fatto di piccole cose osservate ogni giorno, è già cominciato tre settimane prima.
Il rito della soglia, allora, non è un salto nel vuoto: è un sigillo su qualcosa che hai già fatto.
Non serve una disciplina rigida, né la sensazione di dover essere perfette per ventuno giorni di fila. Basta un filo sottile che non si spezzi: due o tre minuti al giorno, non di più.
Se un giorno lo perdi, riprendi il giorno dopo. È un cammino.
Il percorso dei 21 giorni verso l’equinozio
Settimana 1 — 1–7 settembre: accorgersi
In questi primi giorni si tratta solo di guardare, senza ancora decidere nulla.
La ripartenza è già impegnativa da sola: zaini, orari nuovi, agende che si riempiono. Osserva.
Gesto quotidiano: ogni sera, una riga soltanto, scritta di getto: una cosa della giornata che ti è pesata e una che ti ha dato energia.
Nessuna analisi, nessun perché. Solo la nota, per raccogliere materiale grezzo che rileggerai più avanti.
Settimana 2 — 8–14 settembre: distinguere
Ora che hai sette sere di appunti, puoi cominciare a rileggerli e a vedere dei disegni ricorrenti: cosa torna sempre nella colonna del peso, cosa torna sempre in quella dell’energia.
È il momento di iniziare a distinguere, non ancora di agire.
Gesto quotidiano: ogni giorno, una piccola azione reale, non simbolica, di alleggerimento: declinare un impegno che non ti appartiene più, restituire o buttare un oggetto che non usi, chiudere una conversazione rimasta in sospeso da mesi.
Una sola cosa al giorno, piccola e concreta.
Insieme, cominciano a formare le due liste che userai alla soglia: cosa hai raccolto quest’anno che vuoi tenere e cosa, invece, è pronto per essere lasciato alla terra.
Settimana 3 — 15–21 settembre: alleggerire
Nell’ultima settimana il lavoro si fa più fine.
Non stai più solo notando o smistando: stai preparando lo spazio, dentro e fuori, per l’attraversamento.
Gesto quotidiano: dedica ogni giorno un minuto a restringere le due liste della settimana precedente a poche voci essenziali e comincia a cercare, tra tutte le qualità che vorresti proteggere in autunno, una parola sola: quella che porterai alla candela nella notte dell’equinozio.
Non deve arrivarti di colpo. È normale che cambi due o tre volte prima di sistemarsi.
Il 22–23 settembre: la soglia
Quando arrivi a questa notte, arrivi con del materiale già lavorato: sai cosa hai raccolto, sai cosa hai già iniziato a lasciare e hai trovato la parola che vuoi seminare.
Il rito della soglia, quello con la foglia, la ciotola e la candela, è qualcosa che sigilla questo passaggio.
Quando fare il rito dell’equinozio e cosa serve
Il momento migliore è il crepuscolo di uno dei due giorni, il 22 o il 23 settembre. L’ora in cui la luce cambia è essa stessa parte del rito, perché la soglia va attraversata mentre accade.
Ti servono:
- un foglio e una penna;
- una foglia secca raccolta fuori, non comprata;
- una ciotola con acqua o con terra da vaso;
- una candela.
I quattro passaggi del rito
1. La soglia
Stai qualche minuto davanti a una finestra o a una porta aperta verso l’esterno, con la foglia secca in mano.
Non fare nulla: guarda semplicemente cosa è cambiato da giugno — la luce, l’aria, il modo in cui gli alberi tengono le foglie.
Serve a spostarti da osservatrice distratta a osservatrice presente.
2. Il raccolto
Scrivi tre cose concrete che hai portato a casa da questa estate e che meritano di restare.
Non gratitudini generiche, ma fatti: una competenza acquisita, una relazione chiarita, una decisione presa bene.
Il raccolto va nominato con precisione, altrimenti non lo riconosci quando in inverno ti servirà.
3. Ciò che non entra in autunno
Scrivi, altrettanto concretamente, cosa hai portato addosso quest’estate che non ha posto nella stagione che sta arrivando: un senso di colpa specifico, un ruolo che hai smesso di scegliere e continui a recitare, un’attesa che non porta più da nessuna parte.
Poi affida il foglio alla terra della ciotola o all’acqua, se preferisci vederlo dissolversi.
Non è un gesto di cancellazione magica: è l’atto fisico che dà forma alla decisione, secondo la stessa logica del seme che Demetra lascia scomparire perché possa tornare in un’altra forma.
Non stai buttando via: stai compostando.
4. La semina interiore
Accendi la candela e scrivi una sola parola, una qualità sola: quella che vuoi proteggere e far maturare nel buio di questa stagione (concentrazione, misura, ascolto, quiete, la tua).
Tienila scritta in un posto che vedrai spesso, non come promemoria motivazionale, ma come punto fermo a cui tornare quando settembre ti travolge di orari e impegni.
Per chiudere: attraversare insieme la soglia
Puoi farlo anche con altre donne, con le tue amiche.
Quello che conta è che l’autunno non ti arrivi addosso come un’altra scadenza da gestire, ma come una stagione che hai attraversato con gli occhi aperti, sapendo cosa hai scelto di portare dentro e cosa hai lasciato, finalmente, alla terra.
Buon rito.
Possano tutte le donne essere consapevoli e felici.
